Fararte
Rubrica 02 / Acqua Edizione 2026 Tempo di Lettura 4 minuti L’arte è viva e cammina tra le strade di Villa Faraldi — FarArte. Bisogna arrivarci con calma, lasciare l’auto, abbassare il volume del mondo e accorgersi che sì, esiste ancora un silenzio che non mette ansia, anzi, rilassa. Qui la natura non è di contorno: è la protagonista assoluta. Le sistemazioni sono pensate per accontentare tutti: da chi cerca una fuga romantica a chi viaggia in famiglia o con amici, senza rinunciare al comfort. Ogni spazio è diverso, ma l’idea resta la stessa: sentirsi ospiti della natura, non semplici spettatori. Nelle vicinanze c’è un laghetto che sembra uscito da un sogno. Uno di quelli con l’acqua ferma, gli alberi che si specchiano e il tempo che rallenta senza chiedere permesso. Perfetto per leggere, meditare o semplicemente passare il tempo senza sentirsi in colpa per non fare nulla. E poi Tendù è una base ideale per esplorare i dintorni: sentieri, escursioni, camminate che partono dalla porta della tenda, e vi ricordano quanto sia terapeutico muoversi a piedi. Si torna la sera con le gambe stanche e la testa leggera. TENDÙ NON È UN’ESPERIENZA DA SPUNTARE DALLA “CHECKLIST” È una scelta per tornare a vivere piano, e ricordare a chi non sa che il vero lusso, oggi, è potersi perdere. Nel verde, nel silenzio e in un angolo di Liguria che non ha bisogno di patinarsi, per essere amato. Fai clic qui
Villa Faraldi, Via della Transumanza
Sulle orme delle mandrie. Rubrica 02 / Acqua Edizione 2026 Tempo di Lettura 4 minuti Villa Faraldi, Via della Transumanza Sulle orme delle mandrie. Chi l’ha detto che per perdersi bisogna andare lontano? Da Villa Faraldi partono sentieri antichi, tracciato dai passi lenti delle mandrie e da chi, evidentemente, sapeva come prendersi del tempo per ammirare il paesaggio. Partiamo da qui per la Via della Transumanza. Tra case in pietra e silenzi rotti solo da qualche borbottio ligure, si segue l’indicazione “Via della Transumanza” per salire in cresta. Qui, lo sguardo si allarga, l’aria cambia, e le storie sono scritte nei muretti a secco. Seguite il segnavia giallo-rosso come una caccia al tesoro: vi porterà a sfiorare i ruderi della cappella di San Sebastiano, poi giù verso la trincea napoleonica. All’incrocio di sentieri, prendete a destra. Inizia la discesa: si passa da Chiappa, poi giù verso Tovo Faraldi, Tovetto, e infine si torna a Villa Faraldi, stanchi ma un po’ più leggeri.
Ristorante Candidollo
Rubrica 02 / Acqua Edizione 2026 Tempo di Lettura 4 minuti Non si scherza con 120 anni di esperienza: Ristorante Candidollo, padre della tradizione. C’è un ristorante a Diano Borello, incastonato tra la collina e il mare, che sembra uscito da un racconto: si chiama Candidollo e, da 120 anni, ci si arriva apposta. Non perché ci si passi per caso, ma perché chi lo conosce sa che vale la pena raggiungerlo. La location storica è una casa ottocentesca, adibita a frantoio, bottega e forno. Ogni sala racconta una piccola parte della storia del ristorante, compresi i macchinari originali ancora incastonati tra i tavoli in legno. Qui sei immerso nel verde, ma davanti a te hai il mare, tutto. Il golfo intero, incorniciato dai due moli. Una vista che toglie il fiato anche a chi in Liguria ci è nato. Ma non è solo per il panorama che si viene qui: si viene per la cucina di Paolo, chef dal cuore gigante e dalle mani fatate, e per Fausta, regina di sala e custode del tempo, che vi accoglierà come se foste di casa (perché, garantito, tornerete). Candidollo è la vita della loro famiglia, da generazioni. Qui si mangia a menù fisso: un giro di antipasti caldi, freddi e tipici (tra cui gli immancabili panissa e frisceu), tre primi di pasta fresca fatta in casa, ogni giorno, e tre dei più iconici secondi liguri: coniglio, cinghiale e lumache. Tutto, rigorosamente, fatto in casa. Qui si viene sapendo cosa vi aspetta: tanto cibo, un menù che ha fatto la storia del nostro entroterra di Ponente, una lista di dolci (tutti fatti in casa) da mandarvi in confusione e la gentilezza di una famiglia che è nata per prepararvi da mangiare. E se ancora non ci siete stati, dovete assolutamente prenotare un tavolo. Chi lo conosce lo sa, e si tiene stretto il suo appuntamento annuale al Candidollo. Fai clic qui
Frantoio Sciandino
Rubrica 02 / Acqua Edizione 2026 Tempo di Lettura 4 minuti Frantoio Sciandino: belin che buono quest’olio. Se c’è una cosa che in Liguria non si prende alla leggera, è l’olio. E se c’è un posto dove questo lo sanno benissimo, è il Frantoio Sciandino, incastonato tra le colline di Diano Arentino. Qui, con l’olio, si fa sul serio. La protagonista? Sempre lei: l’oliva taggiasca. Coltivata con rispetto, raccolta a mano, lavorata con cura. Qui la tradizione non è una parola da brochure, ma una pratica quotidiana. Nessuna forzatura, nessuna scorciatoia. Solo famiglia, ulivi, e un sapere che passa di generazione in generazione. Fedeli alla tradizione, il loro frantoio è un luogo di cui l’intera famiglia può solo andare fiera: c’è un pezzo di storia in ogni angolo, e qui, tutto ha motivo per essere esattamente dov’è. Il risultato è un olio extravergine sincero, intenso, che non ha bisogno di trucchi per farsi notare. Perfetto per condire tutto, ma anche da assaggiare così com’è: crudo, deciso, puro. Visitare il frantoio dei Fratelli Sciandino significa perdersi fra le colline di Diano Arentino, lasciando il traffico e i rumori del centro cittadino in lontananza per immergersi in un viaggio di gusto e sapore, fatto di strade strette e piccoli borghi che punteggiano la Valle dell’Olio, creando una dimensione di pace, conoscenza e armonia. Potete visitare il Frantoio si apre previo appuntamento, prenotando un percorso guidato per scoprire il ciclo produttivo del nostro oro ligure
Pizzo D’Evigno
Rubrica 02 / Acqua Edizione 2026 Tempo di Lettura 4 minuti Pizzo d’Evigno, il vero capo del Golfo Il Pizzo d’Evigno è la vetta più alta tra il Golfo Dianese e la Valle Impero. 1000 metri tondi tondi. Prima che pensiate a scarponi e bastoncini da alpinismo: calmi. Questo è un trekking democratico, panoramico, che parte comodo da località San Bernardo e fa un anello, tornando al punto di partenza. Organizzazione logistica? Pressoché zero. Il premio? Una delle viste più assurde della zona: dal Monte Faudo alle Alpi Liguri, dalle torri di Cervo alle barchette al largo di Diano. Il tutto, servito da un crinale fiorito, spesso punteggiato di cavalli al pascolo e (se siete fortunati). Portatevi l’acqua, un pezzo di focaccia farcita e la voglia di rimanere a bocca aperta!
Tendù
Rubrica 02 / Acqua Edizione 2026 Tempo di Lettura 4 minuti TENDÙ: IL LUSSO RARO DI SVEGLIARSI SENZA NOTIFICHE Bisogna arrivarci con calma, lasciare l’auto, abbassare il volume del mondo e accorgersi che sì, esiste ancora un silenzio che non mette ansia, anzi, rilassa. Qui la natura non è di contorno: è la protagonista assoluta. Le sistemazioni sono pensate per accontentare tutti: da chi cerca una fuga romantica a chi viaggia in famiglia o con amici, senza rinunciare al comfort. Ogni spazio è diverso, ma l’idea resta la stessa: sentirsi ospiti della natura, non semplici spettatori. Nelle vicinanze c’è un laghetto che sembra uscito da un sogno. Uno di quelli con l’acqua ferma, gli alberi che si specchiano e il tempo che rallenta senza chiedere permesso. Perfetto per leggere, meditare o semplicemente passare il tempo senza sentirsi in colpa per non fare nulla. E poi Tendù è una base ideale per esplorare i dintorni: sentieri, escursioni, camminate che partono dalla porta della tenda, e vi ricordano quanto sia terapeutico muoversi a piedi. Si torna la sera con le gambe stanche e la testa leggera. TENDÙ NON È UN’ESPERIENZA DA SPUNTARE DALLA “CHECKLIST” È una scelta per tornare a vivere piano, e ricordare a chi non sa che il vero lusso, oggi, è potersi perdere. Nel verde, nel silenzio e in un angolo di Liguria che non ha bisogno di patinarsi, per essere amato. Fai clic qui
Anello di Diano Arentino Ulivi, chiesette e storie di muretto
Rubrica 01 / Acqua Edizione 2026 Tempo di Lettura 4 minuti Anello di Diano Arentino Ulivi, chiesette e storie di muretto Questo giro è la prova che anche l’entroterra ligure ha il suo gossip. Perché mentre cammini, tra una salita e un panorama, vi passano davanti secoli di storia agricola, paesini in equilibrio sulle colline, ulivi storti e scorci così perfetti che in foto non rendono. L’Anello di Diano Arentino è un percorso facile facile, fattibile anche dopo aver mangiato troppo. Passa da Diano Arentino, Diano Borello e Diano Roncagli, 3 borghi diversi, ognuno con la sua personalità ligure. Stradine antiche, boschi profumati, uliveti a perdita d’occhio e quel silenzio di qualità che solo i borghi dell’entroterra sanno offrire.
Diano Arentino
Rubrica 02 / Terra Edizione 2026 Tempo di Lettura 2 minuti A Diano Arentino, tutti i trekking sanno di mare. Oltre il mare, oltre i borghi, oltre le spiagge, c’è un’altra Liguria: quella che profuma di ginestre, di olivi e di fatica giusta. Una Liguria che si conquista solo a piedi. Perfetta se volete sgranchirvi le gambe, fare finta di essere un local, smaltire pranzi e cene e magari, chissà, tornare in inverno con l’idea di trasferirvi qui a coltivare basilico. Se siete sportivi e avete voglia di esplorare, lo sfondo della collina che sovrasta il golfo è perfetto per le vostre avventure. Soprattutto da Diano Arentino, i percorsi da scegliere sono tantissimi, e ce n’è per tutti i gusti. Da quello facile che si affronta quasi con le sneaker, a quello da professionisti, che passa per mulattiere e sterrati fangosi. Molti di questi percorsi sono ad anello: si parte e si arriva sempre nello stesso punto. Così non avrete il problema di dover trovare un punto tattico per lasciare la macchina. Ovunque voi siate, una è la certezza: il mare dall’alto toglie sempre il fiato
Le Caselle,
piccoli capolavori di pietra che raccontano la Liguria Rubrica 02 / Terra Edizione 2026 Tempo di Lettura 10 minuti Le caselle: piccoli capolavori di pietra che raccontano la Liguria Nell’entroterra del Golfo Dianese ci sono costruzioni che a prima vista sembrano semplici mucchi di pietre. Poi, guardando meglio e avvicinandosi, si capisce che dentro quelle pietre c’è molto di più. Si chiamano caselle, e sono tra le cose più liguri che esistano. Antichi ricoveri per attrezzi, animali e contadini, costruiti quando la vita agricola scandiva il ritmo delle colline. Ma soprattutto piccoli capolavori di ingegneria contadina: strutture realizzate interamente a secco, senza cemento, senza malta, senza collanti. Solo pietre. Pietre scelte, incastrate, bilanciate con una precisione quasi istintiva. Il segreto sta tutto lì: ogni pietra ha il suo posto, ogni fessura ha un motivo. I piccoli fori tra i sassi, per esempio, non sono difetti: sono il sistema di drenaggio perfetto, perché permettono all’acqua di scorrere, senza accumularsi e senza far crollare la struttura. È per questo che molte caselle sono ancora lì dopo secoli, solide e silenziose, come se il tempo avesse deciso di lasciarle stare. Non male per delle costruzioni nate dalla fatica quotidiana dei contadini. Un paesaggio costruito con pazienza Le caselle non sono mai sole. Intorno a loro si sviluppa un intero paesaggio fatto di muretti a secco, terrazzamenti, sentieri e fasce coltivate. Un paesaggio costruito lentamente, pietra dopo pietra, generazione dopo generazione. È una Liguria diversa da quella delle spiagge e degli ombrelloni. Più silenziosa, ruvida, e incredibilmente affascinante. Ed è proprio questo patrimonio rurale, spesso poco conosciuto anche da chi vive qui, che l’associazione Wepesto, insieme al Museo Civico MARM di Diano Marina e all’Istituto Internazionale di Studi Liguri, ha deciso di raccontare e valorizzare con un progetto dedicato alle architetture in pietra dell’entroterra. Perché certe cose, se non le racconti, rischiano di sparire. Due giorni per riscoprire la pietra Il 21 e 22 febbraio 2026 Diano Marina ha ospitato “I Paesaggi delle Caselle”, un evento pensato proprio per riportare l’attenzione su questo straordinario patrimonio rurale. La prima giornata si è svolta al Palazzo del Parco, trasformato per l’occasione in un piccolo viaggio immersivo tra i paesaggi di pietra del Ponente ligure. Attraverso video, documentari e riprese a 360 gradi, i visitatori hanno potuto esplorare caselle, neviere e antiche fornaci da calce, scoprendo come queste strutture abbiano modellato il territorio nel corso dei secoli.Nel pomeriggio, studiosi ed esperti hanno raccontato storie sorprendenti: dalle origini protostoriche dei paesaggi di pietra alle tecniche costruttive tradizionali, fino ai progetti contemporanei che cercano di restituire vita ai luoghi dell’abbandono. E siccome siamo pur sempre in Liguria, la giornata si è conclusa nel modo più giusto possibile: con un aperitivo contadino, accompagnato dai sommelier FISAR. Camminare dentro la storia La domenica, invece, la teoria ha lasciato spazio alla pratica. Partendo dalla località Chiappa, a San Bartolomeo al Mare, i partecipanti hanno preso parte a un’escursione guidata verso l’abitato rurale di Bestagnolo, accompagnati dalla guida ambientale escursionistica Luca Patelli. Tre ore di cammino (circa sette chilometri) tra sentieri, terrazzamenti e antiche strutture in pietra. Ma soprattutto un’occasione per leggere il paesaggio con occhi diversi: capire come vivevano le comunità rurali, come organizzavano il lavoro nei campi, e perché queste architetture apparentemente semplici sono in realtà testimonianze straordinarie di intelligenza pratica. Non a caso qualcuno ha soprannominato Bestagnolo la “Machu Picchu del Ponente”. Senza lama, certo. E con molta più focaccia. Un patrimonio che merita di essere raccontato L’associazione Wepesto, nata nel 2014, lavora proprio con questo obiettivo: valorizzare il territorio ligure nei suoi aspetti meno conosciuti, mettendo insieme competenze diverse, tra guide turistiche, agronomi, storici, fotografi, gastronomi e appassionati del territorio. Perché la Liguria non è fatta solo di mare, ma anche di sentieri che salgono tra gli ulivi, di pietre messe una sopra l’altra con pazienza infinita, di piccoli edifici rurali che raccontano una storia antica quanto queste colline. E forse è proprio questo il segreto delle caselle: ricordarci che, molto prima delle guide turistiche e delle mappe digitali, qualcuno aveva già capito tutto Fai clic qui
Diano Castello
Rubrica 02 / Terra Edizione 2026 Tempo di Lettura 4 minuti Diano Castello, un piccolo borgo in cui il tempo sembra essersi fermato. Diamo per un attimo le spalle al mare. Lo sappiamo che è bello, ma a volte vale la pena voltarsi per rendersi conto che, dietro di noi, c’è qualcosa di nuovo da scoprire. Rivolgiamo lo sguardo verso la collina e sicuramente, dritto in fronte a noi, vedremo il borgo di Diano Castello dominare sulla collina. La sua Chiesa in primo piano è ancora più bella se vista direttamente dalla piazza principale. Una volta qui, perché non fare un giro per questo magico borgo medievale? Castrum Diani, oggi Diano Castello, nasce come luogo di difesa contro i pirati saraceni. Il suo centro storico racconta molto bene la storia del suo sviluppo negli anni, affascinando i passanti con i suoi carruggi e architetture tipiche del nostro entroterra. Eppure, nonostante il tempo sembri essersi fermato qui, il borgo è vivo e brilla di iniziative e feste che vi faranno innamorare sempre più della Liguria: dal Premio Vermentino al corteo storico della Festa Medievale. Potere raggiungere Diano Castello in molti modi: a piedi, in bicicletta, in auto oppure utilizzando il servizio di navette locali. Il borgo è pronto a conquistarvi. E voi, siete pronti a lasciarvi sorprendere?