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Frantoio Saguato

Rubrica 03 / Tipico Edizione 2026  Tempo di Lettura 4 minuti ⁠Olio di Oliva Taggiasca dal 1915. Antico Frantoio Saguato, il vero oro del Ponente Da Stefano ai bisnipoti, la storia di questo Frantoio è nelle mani della famiglia Saguato dal 1915. E tutto è nato da una scommessa: quando il bisnonno Ciciò decise di spendere i pochi soldi che aveva per compare una piccola parte dell’attuale frantoio, e da qui inizia la loro storia.    Grazie alla maestria della famiglia, il mestiere si tramanda di generazione in generazione. Pensate che, per coltivare le olive, in Liguria, è necessario costruire dei terrazzamenti, data la pendenza del nostro entroterra. L’arte di costruire i muretti a secco che ancora caratterizzano il nostro paesaggio, oggi, è patrimonio immateriale dell’Umanità per l’Unesco. La famiglia Saguato ha mantenuto il sapore della tradizione anche nella lavorazione dei prodotti. La meccanizzazione è infatti minima, perché per fare un olio buono non esistono scorciatoie, ma solo lavoro continuo e passione per ciò che si fa.   La loro sede storica è ai piedi di Diano San Pietro, a pochi passi dalla nuova stazione ferroviaria. Il loro olio e i loro prodotti sono da sempre sulle nostre tavole, vi aspettano per una degustazione direttamente in sede a partire da 9€ a persona. Qui, capirete davvero perché vale la pena portare i loro prodotti a casa come souvenir, o per ricordare il sapore di questa splendida vacanza estiva.    E l’ultimo particolare? Siamo sicuri che lo amerete: potete prenotare una visita gratuita presso il frantoio direttamente all’indirizzo info@anticofrantoiosaguato.it, per scoprire dove nascono davvero i sapori autentici del nostro golfo.  Fai clic qui

Gin nel Borgo, Gin Taggiasco

Rubrica 03 / Tipico Edizione 2026  Tempo di Lettura 4 minuti Gin nel Borgo: Diano Castello è un cocktail bar a cielo aperto Immaginate un borgo medievale, nella cornice ligure fatta di ulivi e vigneti, che per una sera si trasforma in una festa itinerante, che profuma di botaniche. Succede a Diano Castello, durante il Festival del Gin: un appuntamento che in poche edizioni è già diventato immancabile per appassionati, curiosi e amanti delle serate estive.  Qui, tra carruggi animati e scorci mozzafiato, va in scena una vera celebrazione del gin. Distillerie locali e nazionali si incontrano per farvi conoscere le loro creazioni, dalle più classiche alle più creative, con botaniche che raccontano storie di territori vicini e lontani. Oltre ai gin, ci sono degustazioni guidate, banchi d’assaggio, dj set, street food ligure e tanta voglia di stare insieme. Il tutto in un’atmosfera rilassata e vivace, dove anche chi è meno esperto può lasciarsi guidare dal gusto e scoprire di avere una nuova passione.  Il Festival del Gin è l’occasione perfetta per scoprire Diano Castello in una veste insolita, notturna, tra un brindisi, una degustazione e una chiacchierata. Perché il gin qui non è solo un distillato: è un mondo da scoprire, che ti trasporta nel giro di un profumo, di un drink, di un sapore nuovo.  Consiglio da local:  Preparatevi a ballare! Qui non c’è solo gin, ma dj set, musica e cena itinerante. Se bevete, non guidate: c’è la navetta.  È l’occasione perfetta per pensare ai souvenir: una buona bottiglia di gin locale farà sicuramente piacere! Quando il gin parla ligure: Taggiasco, il primo gin olive dry   Un gin così, sicuramente non l’avete mai assaggiato: Taggiasco è il primo olive dry gin che nasce dalla distillazione a bassa temperatura delle nostre olive taggiasche, varietà tipica del ponente e della nostra provincia.    L’idea nasce dalla volontà di fare una dedica alla nostra terra. Perché produrre solo olio, quando si può osare con qualcosa di più spinto?    Dalla volontà di dare risalto al territorio e alle materie prime, nasce un gin unico nel suo genere, che sa davvero di estate in Liguria.  Taggiasco è fresco e bilanciato, è perfetto sia da solo che per la miscelazione e può dar vita, grazie alle sue note botaniche, a cocktail veramente originali e freschi. La prima caratteristica che si nota, assaggiandolo, sono i sentori sapidi dell’oliva e del rosmarino, tipici delle colline liguri.    Intenso e aromatico, secco e quasi salato, Taggiasco è un gin di carattere, che potrete sicuramente portare a casa per gustare lo spirito della Liguria di Ponente anche quando avrete voglia di rivivere un ricordo. Sicuramente saprà come trasportarvi in una dimensione di gusto che non avete mai provato prima.    Potete assaggiare Taggiasco e molti altri gin di produzione locale al festival Gin nel Borgo, a Diano Castello. Non fatevi sfuggire l’occasione: lo stand vi aspetta in piazza.

Balin, Castello in Bottiglia

Rubrica 03 / Tipico Edizione 2026  Tempo di Lettura 4 minuti Azienda agricola Balin, Diano Castello in bottiglia. Chi conosce l’entroterra ligure sa che le eccellenze del territorio sono molte. Ma anche i meno esperti saranno sicuramente a conoscenza del nostro Vermentino: un vitigno a bacca bianca che si adatta bene ai nostri terreni calcarei e all’aria salmastra delle nostre coste.    L’origine del Vermentino porta con sé tante storie: sicuramente arriva da lontano, ma sono pochi i terreni in cui davvero è riuscito a dare il massimo dei suoi frutti. Primo tra tutti, quello della Liguria, nello specifico, pare, a Diano Castello.    Proprio qui nasce l’azienda agricola Balin, che da sempre produce e imbottiglia il nostro Vermentino, portando sulle tavole di tutti noi un pezzo di storia e tradizione della nostra terra.    L’azienda agricola infatti sorge proprio sulle colline di Diano Castello, affacciata al mare del golfo e a pochi chilometri dalla costa dianese. È un’azienda a conduzione familiare, che da anni coltiva i vigneti con amore e sapienza, fino a consegnare sulle nostre tavole il Vermentino che possiamo chiamare “di casa”.    Potete assaggiare le loro bottiglie alla Festa in Ciassa, in chiusura alle serate del Premio Vermentino. Una festa in cui potrete davvero respirare l’atmosfera di questa regione, tra un piatto tipico della tradizione e un buon bicchiere dei vini di Balin.  Fai clic qui

Il Premio Vermentino

Rubrica 03 / Tipico Edizione 2026  Tempo di Lettura 4 minuti Premio Vermentino di Diano Castello, un tuffo nella storia a due passi dal mare. Siete pronti per la 33esima edizione del Premio Vermentino?
Tutto quello che c’è da sapere è che si tratta di una manifestazione che è nata nel 1994 a Diano Castello, nel primo entroterra del Golfo Dianese, e che da allora non ha mai smesso di dedicare un fine settimana alla conoscenza e all’apprezzamento di uno dei vini più noti e pregiati della Liguria. 

Perché propio a Diano Castello? 
Perché secondo alcuni studi, il territorio da cui il vitigno del Vermentino trovò terreno fertile quando venne importato dall’estero fu proprio quello di Castello, sulle colline del golfo dianese. Intorno al XIV secolo, iniziò qui il suo sviluppo all’interno dei confini nazionali.

Storicamente infatti, la Liguria è tra le principali produttrici di Vermentino, insieme ad altre regioni caratterizzate da clima mite e terreni in collina, difficili da coltivare ma in grado di regalare ottimi frutti.    Il Premio Vermentino, oggi, è una delle principali rassegne dedicate al settore, e le etichette che partecipano oggi provengono ormai da tutta Italia. Il Premio Vermentino è patrocinato dal Ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, data la grande portata del concorso.    Il programma del premio è tutto da scoprire: la manifestazione del Premio Vermentino offre la possibilità di degustare i Vermentini in concorso, di partecipare a laboratori artistici assaggiando vini, esplorare mercatini km0 e partire per le escursioni guidate alla scoperta dell’entroterra ligure.   Il tutto culmina con la Festa in Cassa, dove si può respirare l’autentica atmosfera del Golfo Dianese tra stand gastronomici, specialità locali freschissime e buon vino, fornito direttamente dal Premio Vermentino.    Come raggiungere la manifestazione?
Semplice, grazie al servizio navetta gratuito che parte da Diano Marina e arriva all’unico capolinea di Piazza Quaglia, a Diano Castello. 

Il minestrone

Rubrica 03 / Tipico Edizione 2026  Tempo di Lettura 4 minuti Non è un paese per chi non ama il minestrone. (Tirate voi le conclusioni) Giunti a questo punto dovreste aver capito che la cucina ligure non è una cosa per ricchi. Tutto di questa terra parla di agricoltura, adattamento, voglia di tirare fuori il meglio da ciò che si ha. Tante verdure, poca carne, pesce bianco e ciò che la natura produce; va bene sempre.    Le star indiscusse della cucina ligure sono senza dubbio le verdure. Le case di campagna sono guardiane di orti, serre e piantagioni di tutto rispetto. E con le verdure, che si fa?
Il Minestrone per Diano Castello è una cosa seria. L’associazione Amici del Castello ha come obiettivo l’ottenimento della Denominazione Comunale d’Origine (De.C.O.) per la ricetta del tipico Menestrun di Bestagni. Tradizionalmente offerto ai pellegrini che capitavano nei dintorni dei santuari castellotti, è un piatto tipico del paese, che oggi viene ancora preparato seguendo una ricetta semplice, ma precisa. Il brodo? Rigorosamente vegetale.  Carote,
 Cipolle, Sedano,
 Patate, 
Acqua.   Unite poi altre verdure di stagione, d’estate le protagoniste saranno sicuramente queste: Zucchine trombette, Fagiolini,  Erbette spontanee.   Fate bollire per ore. Non importa se fa caldo. Almeno quattro o cinque, prima di estrarre le verdure, pestarle a mortaio, aggiungere spaghetti spezzati e pecorino, parmigiano e pesto. Più bolle, più è buono. Una ricetta senza fronzoli, sincera e calda. Confortante, come constatare che l’orto ha prodotto i suoi frutti.   Volete assaggiarlo? Lo trovate sicuramente alla Festa Medievale di Castello a settembre.  Sappiatelo: la Liguria non è un paese per chi… non ama il minestrone.

La festa in Ciassa

Rubrica 03 / Tipico Edizione 2026  Tempo di Lettura 4 minuti La festa in Ciassa è la Sagra di Tutte le Sagre C’è una regola non scritta in Liguria: le sagre sono il modo migliore per passare una serata. Non c’è altra festa che tenga: buon cibo locale, vino tipico e musica, ma senza dress-code o necessità di contenersi.    E La Festa in Ciassa di Diano Castello è la sagra delle sagre.    In Piazza Matteotti, tra mura antiche fatte di storia vera e terrazze che guardano il mare, si accende l’atmosfera dalle 19:00 in poi. I profumi della tradizione accendono le vie del paese. A voi resta l’imbarazzo di scegliere che cosa assaggiare.    Gli stand gastronomici sono solo l’inizio della festa: musica dal vivo, Premio Vermentino e tanti appuntamenti che vi faranno innamorare sempre di più della Liguria e della sua storia.    Per raggiungerla c’è un bus navetta gratuito, che parte da Diano Marina ed è attivo dalle 18 alle 24. 
Per l’occasione, lo sferisterio Quaglia sarà adibito a parcheggio in modo che possiate scegliere di salire in macchina. Non avete scuse per non fare un salto!    La Festa in Ciassa è più di una semplice sagra. È un’esperienza, un posto in cui condividere un tavolo con altre persone e magari scoprire qualcosa di nuovo su questo golfo di pietra, mare e attitudine ligure. È una promessa di estate vera, fatta di piatti che sanno di territorio, di musica di condivisione.       Consiglio da local:       Arrivate affamati (e assetati)!
 Fermatevi fino alla fine della festa
 Se siete in gruppo, dividete i compiti: uno a prendere il tavolo, gli altri in coda ai vari stand.

Il Colle degli Ulivi

Rubrica 03 / Tipico Edizione 2026  Tempo di Lettura 4 minuti Colle degli Ulivi: dove la terra comanda, e il cuore risponde Ci sono aziende che si definiscono autentiche, e poi c’è Colle degli Ulivi, dove l’autenticità non è un’etichetta, ma una scelta di vita. Qui, tra gli ulivi della Liguria di Ponente, c’è una famiglia che vive per la sua terra. Letteralmente.   Ogni oliva raccolta, ogni vasetto sott’olio prodotto, ogni bottiglia d’olio extravergine spremuta a freddo è il risultato di mani che lavorano duro e di un sapere tramandato da generazioni. Non c’è niente di finto, niente di industriale. Solo ritmi antichi, profumi veri, e un amore testardo per quello che si fa.   Qui si produce tutto: dall’olio extravergine di olive taggiasche ai condimenti per le bruschette, dalle confetture ai prodotti sott’olio. Tutto coltivato, curato e trasformato da loro, con una dedizione che non si improvvisa. È una vita intera, spesa tra alberi, terra, esperimenti e sveglie all’alba. Una vita faticosa, sì, ma anche bellissima.   Fatevi un giro nella loro azienda agricola: saranno più che lieti di mostrarvi come nascono le primizie del nostro territorio, facendovi assaggiare la Liguria più reale che possiate immaginare.    Passate in negozio a trovare la loro famiglia: sapranno sicuramente cosa consigliarvi di portare a casa come souvenir. Qui non comprate solo un prodotto: portate a casa una storia vera, fatta di passione, amore per la terra e bellezza Ligure. Fai clic qui

Compra sostenibile, compra km0

Rubrica 03 / Tipico Edizione 2026  Tempo di Lettura 9 minuti Compra sostenbile compra km0 IN QUESTO ARTICOLO LE PRIMIZIE CHE OFFRE IL NOSTRO TERRITORIO Il Cuore di Bue è un piatto vegano Diciamocelo: il pomodoro Cuore di bue non vincerà mai un concorso di bellezza. È irregolare, bitorzoluto, a volte spaccato in superficie. Il suo bello è che non ce n’è uno uguale all’altro. Grosso quanto una mano oppure piccino e rosso fuoco, le uniche cose certe è che ha pochi semi, è dolce e super carnoso, perfetto da mangiare crudo. Un vero Ligure sarebbe in grado di mangiarlo a morsi come se fosse una mela. Il cuore di bue, nel nostro golfo, è una cosa seria. Grosso, carnoso, dolcissimo, profuma d’estate appena lo tagli.  È buono già così, tagliato a fettine con un po’ di olio, sale e basilico. Perfetto per condire una pasta fredda o per una caprese, ma il Cuore di Bue è il protagonista indiscusso del nostro Cundijun. Sicuramente l’avete trovato nei menù di tutte le nostre sagre: non può mai mancare in accompagnamento ad un secondo di carne o pesce, oppure per sgrassare un fritto. Scarpetta obbligatoria.  La ricetta che vi diamo è solo la nostra idea di Cundijun. La verità, è che qui ognuno lo fa come preferisce. C’è chi ci mette le uova, chi il pane raffermo bagnato nell’aceto. Chi usa i cetrioli, e chi i peperoni verdi crudi, l’importante è che il protagonista sia sempre il Cuore di bue. A noi piace così. Ingredienti: 2-3 pomodori cuore di bue maturi   1 manciata di olive taggiasche   1 manciata di capperi sotto sale (sciacquati)   Basilico fresco (abbondante)   1 cipolla rossa di Tropea Olio extravergine d’oliva taggiasco   Sale, pepe, aceto balsamico q.b. Procedimento: Tagliate i pomodori a fette spesse.   Affettate la cipolla In una ciotola, unite i pomodori e tutti gli altri ingredienti. Condite generosamente con olio extravergine di olive taggiasche, sale, pepe e aceto. Lasciate riposare mezz’oretta a temperatura ambiente. Nel frattempo, preparate qualche crostino di pane da utilizzare per fare scarpetta e raccogliere tutto il sugo che si formerà sul fondo del piatto.  È una ricetta “povera” ma potentissima, un condensato di sapori liguri in un piatto. Il cuore di bue è un ortaggio ruvido, sincero, che non ha bisogno di apparire: sa farsi voler bene al primo morso.   E soprattutto, sa farvi tornare in Liguria anche quando siete lontani. La zucchina trombetta PIACE A TUTTI Ok, il sapore deciso non è il suo punto forte. Ma è delicata, dolce,  e soprattutto: sta bene con tutto. La tagli a dadini, e diventa ripieno. La tagli a rondelle ed è un contorno per carne e pesce. La frulli? Sugo per la pasta. La puoi stufare, friggere, lessare, tritare e mangiare cruda, puoi tuffarla nel minestrone: dove la metti, sta. E pure DECISAMENTE bene.    La zucchina trombetta si finge umile. E, in effetti, lo è: ingrediente per definizione della tradizione ligure, d’estate cresce in ogni orto, e deve il suo nome proprio alla sua forma allungata e sottile, iconica e super riconoscibile. Finta umile perché, in realtà, finirà per conquistarvi, rubando la scena in ogni piatto.    Tipica di questa zona, la potete trovare ma maggio a settembre praticamente in tutti i negozi e supermercati del Golfo.    Un modo originale per gustarle? Sott’olio, ovviamente. In 5 passaggi: Preparate le zucchine: Lavate, pelate e affettate sottilmente le zucchine trombetta.   Fatele riposare con il sale: diponete le fette in uno scolapasta a strati con sale grosso, coprite e lasciate spurgare 24 ore.   Sbollentate in aceto e vino: dopo averle sciacquate, sbollentatele per pochi minuti in una miscela di vino bianco e aceto (1:1) con alloro e pepe in grani.   Fatele asciugare: scolatele bene e stendetele su un canovaccio pulito per farle asciugare completamente.   Invasatele: sistemate le zucchine nei barattoli sterilizzati con aglio, menta o basilico, e coprite con olio extravergine d’oliva.   Quindi la prossima volta che la vedete al mercato, compratela. Provatela, e capirete che a volte “non sa di niente” è solo un modo pigro per dire “non la conoscevo”. Se non son rose, son carciofi di Albenga   Ha le spine, è tosto, e quando lo maneggi ti ricorda che la Liguria non regala niente a nessuno. Ma basta assaggiarlo una volta per capire che dietro quell’aspetto un po’ respingente si nasconde un sapore unico: dolce, croccante, intenso.   Il carciofo ligure per antonomasia è quello di Albenga. Cresce alla perfezione nel suo terreno pianeggiante e pietroso, mentre il clima salmastro gli forma il carattere. Cresce in primavera, e quando è il momento della raccolta, tutti i negozi locali si riempiranno dei suoi colori.   La cosa più importante è non fermarsi all’aspetto esteriore: le spine non devono spaventarvi, perché il suo cuore è la cosa più dolce e tenera che possiate assaggiare. Le sue foglie interne, infatti, una volta private della “barbetta” e delle spine, sono buonissime anche in pinzimonio, e sono una bomba di vitamine, minerali e antiossidanti.     Noi consigliamo di mangiarlo crudo, tagliato sottile con limone e olio buono, oppure cotto in padella con un filo d’acqua. E no, non serve pungersi le dita a tutti i costi, basta saperci fare.   Oppure, se volete gustarlo in un’altra veste, potete provare la ricetta della torta verde di carciofi. Come? Eccola:   Ingredienti per il ripieno: ⁠  ⁠1 kg di carciofi ⁠  ⁠300 g ricotta   ⁠  ⁠2 uova   ⁠  ⁠50 g parmigiano grattugiato   ⁠  ⁠Maggiorana fresca   ⁠  ⁠1 cipolla     Per la pasta matta: 200 g di farina 00  100 grammi di acqua 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva taggiasca sale   Preparate la pasta matta: non è sfoglia, né brisè. È ancora più semplice, ma d’effetto. Si fa impastando farina, acqua, olio e un pizzico di sale. Lasciate riposare coperta per 30 minuti.   Cuocete le verdure: stufate la cipolla tritata, aggiungete i carciofi tagliati fini. Cuocete finché morbidi e lasciate raffreddare.   Preparate il ripieno: mescolate verdure cotte con ricotta, uova, parmigiano, maggiorana (che a

La Ginestraia

Rubrica 02 / Acqua Edizione 2026  Tempo di Lettura 6 minuti La Ginestraia: dove non vi aspettavate che nascesse un vino. È sopra Cervo, inerpicata su una collina che guarda il mare dall’alto. Non per sfida, ma per rispetto. Qui la vigna non è comoda, né facile. Ed è proprio questo il punto Il progetto nasce nel 2007 da Marco Brangero, figlio di produttori piemontesi e Mauro Leporieri, nato e cresciuto in Liguria, da una famiglia di produttori di fiori, frutta e verdura. Marco e Mauro sono due che il vino lo hanno sempre bevuto, studiato, discusso, assaggiato alla cieca. Per oltre vent’anni, insieme ad altri amici addetti ai lavori, si sono ritrovati a degustare grandi bottiglie dopo lunghi affinamenti in cantina. A un certo punto, tra un calice e l’altro, è arrivata una domanda semplice: e se provassimo a farlo noi? Non ovunque, proprio in Liguria. Vinificare qui, dove il mare sembra più adatto alle barche che alle vigne, è stata una scelta precisa. Una collina affacciata sul Mediterraneo. Un passo laterale, non ovvio. Oggi La Ginestraia ha una cantina ampia, luminosa, con spazi per accogliere e una sala degustazione dove si assaggiano vini che hanno anche dieci anni sulle spalle. Il tempo, qui, non è un problema: è un alleato. Il cuore del progetto è il Pigato, vitigno ligure per definizione. Alla Ginestraia lo producono in tre versioni diverse, come se fosse una conversazione aperta con il territorio. Una fermenta e affina in ceramica, una nasce da una vigna singola ricca di minerali, un’altra macera sulle bucce ed esce solo quando decide lei. Poche bottiglie, e nessuna fretta. Il vino simbolo si chiama Le Marige, ed è un Pigato Riviera Ligure di Ponente DOC che ha ricevuto i Tre Bicchieri del Gambero Rosso. Ma più che il premio, colpisce il carattere: un vino che parte fresco e agrumato e, con il tempo, tira fuori pesca, albicocca, miele, una profondità che non alza mai la voce. Un vino che non dimostra: accompagna. La Ginestraia è questo: fare vino dove non è scontato farlo, lasciando che sia il territorio a parlare. Fatevi raccontare i loro vini, direttamente in cantina, durante una degustazione. Fatevi trasportare e scoprirete quanto è buono un bicchiere di Liguria.   Fai clic qui

Ciapà di Cervo

Rubrica 02 / Acqua Edizione 2026  Tempo di Lettura 4 minuti Dove finiscono le strade e iniziano i panorami. Il Parco del Ciapà di Cervo C’è un luogo, sopra Cervo, dove il mare sembra vicino, ma il rumore delle spiagge scompare. Dove i pini si contorcono come vecchi saggi e le panchine guardano l’orizzonte. È il Parco del Ciapà.   Un posto dove per camminare, sì, ma anche rilassarsi, lontano dalle spiagge e dai centri abitati. I sentieri, comodi ma non banali, si arrampicano dolcemente sopra uno dei borghi più belli della Riviera, scollinando fino al vicino comune di Andora. Ogni sguardo è una cartolina: mare, ulivi, e orizzonte sconfinato.    Per gli appassionati, qui ci sono un sacco di salite. Non ci sono rifugi, ma con una focaccia ripiena nello zaino puoi trasformare ogni pietra in un ristorante con vista.   Niente attrezzatura professionale: basta la voglia di salire.