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piccoli capolavori di pietra che raccontano la

Liguria

Edizione 2026 

Tempo di Lettura 10 minuti

Le caselle: piccoli capolavori di pietra che raccontano la Liguria

Nell’entroterra del Golfo Dianese ci sono costruzioni che a prima vista sembrano semplici mucchi di pietre. Poi, guardando meglio e avvicinandosi, si capisce che dentro quelle pietre c’è molto di più. Si chiamano caselle, e sono tra le cose più liguri che esistano.

Antichi ricoveri per attrezzi, animali e contadini, costruiti quando la vita agricola scandiva il ritmo delle colline. Ma soprattutto piccoli capolavori di ingegneria contadina: strutture realizzate interamente a secco, senza cemento, senza malta, senza collanti. Solo pietre. Pietre scelte, incastrate, bilanciate con una precisione quasi istintiva.

Il segreto sta tutto lì: ogni pietra ha il suo posto, ogni fessura ha un motivo.

I piccoli fori tra i sassi, per esempio, non sono difetti: sono il sistema di drenaggio perfetto, perché permettono all’acqua di scorrere, senza accumularsi e senza far crollare la struttura. È per questo che molte caselle sono ancora lì dopo secoli, solide e silenziose, come se il tempo avesse deciso di lasciarle stare.

Non male per delle costruzioni nate dalla fatica quotidiana dei contadini.

Un paesaggio costruito con pazienza

Le caselle non sono mai sole.

Intorno a loro si sviluppa un intero paesaggio fatto di muretti a secco, terrazzamenti, sentieri e fasce coltivate. Un paesaggio costruito lentamente, pietra dopo pietra, generazione dopo generazione.

È una Liguria diversa da quella delle spiagge e degli ombrelloni. Più silenziosa, ruvida, e incredibilmente affascinante.

Ed è proprio questo patrimonio rurale, spesso poco conosciuto anche da chi vive qui, che l’associazione Wepesto, insieme al Museo Civico MARM di Diano Marina e all’Istituto

Internazionale di Studi Liguri, ha deciso di raccontare e valorizzare con un progetto dedicato alle architetture in pietra dell’entroterra.

Perché certe cose, se non le racconti, rischiano di sparire.

Due giorni per riscoprire la pietra

Il 21 e 22 febbraio 2026 Diano Marina ha ospitato “I Paesaggi delle Caselle”, un evento pensato proprio per riportare l’attenzione su questo straordinario patrimonio rurale.

La prima giornata si è svolta al Palazzo del Parco, trasformato per l’occasione in un piccolo viaggio immersivo tra i paesaggi di pietra del Ponente ligure.

Attraverso video, documentari e riprese a 360 gradi, i visitatori hanno potuto esplorare caselle, neviere e antiche fornaci da calce, scoprendo come queste strutture abbiano modellato il territorio nel corso dei secoli.Nel pomeriggio, studiosi ed esperti hanno raccontato storie sorprendenti: dalle origini protostoriche dei paesaggi di pietra alle tecniche costruttive tradizionali, fino ai progetti contemporanei che cercano di restituire vita ai luoghi dell’abbandono.

E siccome siamo pur sempre in Liguria, la giornata si è conclusa nel modo più giusto possibile: con un aperitivo contadino, accompagnato dai sommelier FISAR.

Camminare dentro la storia

La domenica, invece, la teoria ha lasciato spazio alla pratica.

Partendo dalla località Chiappa, a San Bartolomeo al Mare, i partecipanti hanno preso parte a un’escursione guidata verso l’abitato rurale di Bestagnolo, accompagnati dalla guida ambientale escursionistica Luca Patelli.

Tre ore di cammino (circa sette chilometri) tra sentieri, terrazzamenti e antiche strutture in pietra.

Ma soprattutto un’occasione per leggere il paesaggio con occhi diversi: capire come vivevano le comunità rurali, come organizzavano il lavoro nei campi, e perché queste architetture apparentemente semplici sono in realtà testimonianze straordinarie di intelligenza pratica.

Non a caso qualcuno ha soprannominato Bestagnolo la “Machu Picchu del Ponente”.

Senza lama, certo. E con molta più focaccia.

Un patrimonio che merita di essere raccontato

L’associazione Wepesto, nata nel 2014, lavora proprio con questo obiettivo: valorizzare il territorio ligure nei suoi aspetti meno conosciuti, mettendo insieme competenze diverse, tra guide turistiche, agronomi, storici, fotografi, gastronomi e appassionati del territorio.

Perché la Liguria non è fatta solo di mare, ma anche di sentieri che salgono tra gli ulivi, di pietre messe una sopra l’altra con pazienza infinita, di piccoli edifici rurali che raccontano una storia antica quanto queste colline.

E forse è proprio questo il segreto delle caselle:

ricordarci che, molto prima delle guide turistiche e delle mappe digitali, qualcuno aveva già capito tutto

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